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Freedom of expression or repression?

Freedom of expression or repression?

Sep 29, 2011

ART. 21: TUTTI HANNO IL DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE.

E’ la scritta riportata su uno striscione di qualche anno fa’ esposto nella curva del Bologna, e si riferisce ad uno degli articoli più importanti della Costituzione Italiana, poiché sancisce i principi fondamentali della libertà di opinione e di espressione.
Peccato però che, tali principi fondamentali, pare valgano per tutti, tranne che per quelli che sembrano ormai diventati una sorta di vere e proprie “cavie da laboratorio” per esperimenti liberticidi o di repressione indiscriminata: gli Ultras.
Nelle settimane passate, ad esempio, in quel di Cagliari, un tifoso rossoblu è stato oggetto di un DASPO (Divieto di Accedere alla manifestazioni SPOrtive, ai più conosciuto come semplice “Diffida”) in quanto “colpevole” di essersi reso promotore di cori contro la Tessera del Tifoso e contro il Ministro Maroni. Un provvedimento quanto mai discutibile, quello affibbiato all’ultras sardo appartenente al gruppo degli Sconvolts, soprattutto se pensiamo che tale misura, come al solito del tutto arbitraria, sia stata emessa solo e unicamente per punire una semplicissima, e quanto mai legittima, espressione del proprio pensiero!


Maroni, tra il serio e il faceto, lo aveva già preannunciato, in un recente intervento a GRParlamento, che una delle problematiche” su cui bisognava intervenire al più presto, erano gli striscioni e i cori contro la sua persona. Una sorta di delirio di onnipotenza, che però, purtroppo, sta cominciando a trovare riscontri seri all’interno degli stadi italiani, a causa di alcune avvisaglie come quella appena descritta.
Ma le “anomalie”, se così vogliamo definirle, non finiscono di certo qui. Soprattutto nell’ultimo periodo. Il 28 Novembre scorso, ad esempio, in occasione della partita di campionato tra il Brescia ed il Genoa, una cinquantina di tifosi liguri, diretti verso la città lombarda, sono stati bloccati alla stazione di Brescia e portati in Questura, senza alcun motivo, per essere identificati e poi obbligati a prendere il primo treno per tornare nel capoluogo ligure. La loro colpa? Essersi messi in viaggio nonostante l’accesso
allo stadio di Brescia fosse consentito solo e unicamente ai possessori della Tessera del tifoso. Tutto questo, ovviamente, è paradossale, se si considera che quelle persone erano dei semplici cittadini in viaggio verso una qualsiasi città d’Italia e che non avevano alcuna intenzione di entrare all’interno dello Stadio di Brescia. Un vero e proprio abuso di potere, in barba, anche in questo caso, alle più elementari norme di giurisprudenza. La libertà di circolazione e di movimento, infatti, è disciplinata da un ulteriore articolo della Costituzione Italiana (art.16) che recita testualmente: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”. Ma anche in questo occasione la pregiudiziale contro i tifosi ha avuto la meglio.E potremmo continuare per chissà quanto tempo, elencando chissà quante altre assurdità e chissà quanti altri abusi di potere perpetrati ai danni di alcuni semplici cittadini la cui unica “colpa” è sempre e solo quella di indossare una maledetta sciarpa intorno al collo.Potremmo continuare, ad esempio, parlando dell’assurdo caso di Latina, dove è entrato in vigore l’obbligo di stare seduti durante l’intero corso della partita, pena il pagamento di una salatissima multa.
O potremmo continuare a parlare, ad esempio, di una recente sentenza del Consiglio di Stato che stabilisce, in pratica, che i semplici gesti provocatori nei confronti dei tifosi avversari possono giustificare e motivare l’allontanamento prolungato dagli stadi delle persone che si sono rese protagoniste di tali azioni.Ma soprattutto potremmo continuare parlando delle ultime e quanto mai assurde proposte di alcuni esponenti dell’attuale Governo in merito alla possibilità dell’arresto preventivo, in perfetto stile “Minority Report” come qualcuno simpaticamente faceva notare, o della diffida, come allo stadio, nei confronti dei partecipanti alle manifestazioni di piazza (studentesche, politiche, ecc..).
Già di per sé il DASPO è una misura abbastanza paradossale se non, addirittura, iniqua e incostituzionale, ma arrivare addirittura a ventilare la possibilità di istituire quello che qualcuno ha già battezzato, ironicamente e provocatoriamente, DAMA (Divieto d’Accesso alle Manifestazioni), è totalmente assurdo e anche piuttosto ridicolo a nostro, modesto, parere.
Innanzitutto tale proposta conferma, una volta per tutte, quanto affermato poc’anzi, ovvero che gli stadi sono dei veri e propri laboratori permanenti per lo studio di tecniche di controllo sociale di massa e per il perfezionamento dell’apparato repressivo dello Stato che, successivamente, dovrebbe essere esportato anche all’interno di altri contesti.
Ma soprattutto c’è da evidenziare come tale, irragionevole, proposta, sia priva di ogni qualsivoglia fondamento normativo, visto che la stessa Costituzione garantisce, inequivocabilmente, la libertà di manifestare. E una libertà costituzionale non può di certo essere limitata per ragioni di sicurezza o per qualsiasi altro motivo.
Ma anche in questo caso gli abituali frequentatori delle gradinate avevano già previsto che, prima o poi, si sarebbe arrivati a questo punto. Non molto tempo addietro, infatti, alcune curve d’Italia avevano esposto uno striscione significativo che riportava la scritta: “LEGGI SPECIALI: OGGI PER GLI ULTRA’, DOMANI IN TUTTE LE CITTA’!”.

Sinceramente non riusciamo a capire dove si voglia arrivare con questi continui giri di vite e con questo atteggiamento degno dei peggiori regimi totalitari.
L’inasprimento delle norme e dei divieti sta diventando davvero asfissiante e insopportabile, e rischia di sfociare in un effetto totalmente contrario a quanto auspicato da chi di dovere.
Gli stadi (e le piazze) non possono e non devono essere considerati degli spazi extraterritoriali, e noi, nel contempo, continuiamo, fermamente, a ritenere il dialogo, costruttivo, quale unico strumento in grado di contrastare, realmente, il fenomeno della violenza e del teppismo.
Ma qualcuno continua a far finta di non accorgersene o di non capire.
E intanto il cielo è sempre più blu…

a cura di Daniele Caroleo

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