set 28, 2011
Alla fine degli anni ’50 si venne a creare in Gran Bretagna una sottocultura giovanile che influenzò i giovani di tutta Europa penetrando prepotentemente nella società moderna. I mod fecero da modello per tutte le future culture giovanili della seconda metà del XX secolo con il loro look e soprattutto con il valore della loro musica.
WE ARE MODS, WE ARE MODS, WE ARE, WE ARE, WE ARE MODS!
Furono gli eredi dei famosi Teddy Boys che ebbero il compito di restaurare il valore per lo stile della Working Class londinese. Creatori di una moda che manifesta tutta la loro ribellione e disapprovazione contro il sistema conservatore, costituirono una vera e propria espressione d’appartenenza ad una diversa realtà che aprì la porta, con quasi un decennio d’anticipo, ai mods.
I Modernisti nacquero in pieno boom economico e beneficiarono dell’opportunità di facili e redditizi impieghi, attingendo a piene mani dal meglio che la moda poteva offrire in quel periodo, con lo sguardo fisso alle nuove tendenze europee, soprattutto italiane e francesi, che riuscirono ad influenzarne il gusto e lo stile. A differenza dei precedenti Teddy Boys, i Mods non fecero distinzioni di classe tra i loro componenti. La caratteristica operaia dei Teddy viene ora allargata a tutti i componenti della media e alta classe sociale inglese. Dal punto di vista estetico e comportamentale, il mod si pettinava secondo il “French-style” e si vestiva “made in Italy” con un occhio di riguardo agli accessori, proprio perché, attraverso la cura maniacale e minuziosa del dettaglio, passava la loro perfezione stilistica. Era italiana l’essenza di un mod: lo scooter. La Vespa e la Lambretta, icone del progresso e del modernismo, erano simbolo d’eleganza e di novità. Erano il tratto distintivo e personalizzato da mostrare con orgoglio per le vie più cool di Londra. L’abilità e la fantasia di reinventarsi costantemente erano le qualità migliori di questo stile, che fece diventare i Mods i veri portavoce di classe ed eleganza in tutta Europa.
Dal punto di vista musicale non esiste un “genere mod” ma un insieme di generi tradizionalmente ascoltati dai Mods riconducibili, sotto vari aspetti, agli anni ’60. Per la loro semplicità espressiva i generi si possono suddividere in due rami. Il promo fa riferimento alla musica nera statunitense come il Jazz, il R&B, il Soul e soprattutto il Northern Soul (ma anche lo Ska e il Bluebeat).
L’altro rimanda ai vari artisti della British Invasion degli anni ’60 della quale hanno fatto parte The Small Face, The High Numbers (poi divenuti The Who), The Spencer Davis Group, The Birds e molti altri.
In seguito, dopo il 1979, inizia l’epoca Revival del Modernismo con band quali Lambrettas, Purple Hearts etc. che seppero sapientemente miscelare l’energia Punk con la melodia delle mod-band.
Infatti proprio nella seconda metà degli anni ’70, sotto l’influenza degli hippie, il movimento cominciò a mutare e a frammentarsi perdendo il valore tradizionale dello stile. La rivolta dei Mods aveva perso la sua ragione a causa dell’impoverimento dei suoi connotati che furono strumentalizzati per fini puramente economici e commerciali. Nel frattempo l’Inghilterra fiorente era cambiata: il boom economico era un lontano ricordo e ne restavano solo disoccupazione e desolazione. A questo quadro tutt’altro che idilliaco corrisposero dunque esigenze più immediate da parte di nuove culture giovanili nascenti, modellate su un’impostazione mentale decisamente più aggressiva e violenta; gli skinheads ad esempio, rampolli del sottoproletariato inglese, i rude-boys, figli di immigrati jamaicani che con gli skins condividevano la povertà e la passione per la musica nera, più tardi i punks, e certamente tutti, se non nemici, decisamente ostili ai frivoli Mods.
Ed i nuovi Mods risorti dalle ceneri di coloro che se l’erano elegantemente svignata davanti al rullo compressore dei mass-media, nati sulle tribune della West-side dell’Upton Park (stadio dove il mitico West-Ham si allenava), si adattarono all’atmosfera respirata di nichilismo e precarietà, immettendo nel loro stile, pur tuttavia ancora ricercato, elementi più aggressivi, da strada, assumendo la nuova denominazione di hard-mods o Glory Boys. I Mods si scontrarono spesso con altri movimenti giovanili, primi fra tutti i rocker, e più tardi i punk (il gruppo punk Exploited scrisse anche una canzone al riguardo contro i mod intitolata Fuck The Mods). Gli attriti talvolta degenerarono in vere e proprie battaglie tra le differenti fazioni rivali nelle strade cittadine, come accadde sul lungomare di Brighton e quello di Margate. Questi eventi misero in discussione la “modern youth” (gioventù mod) in Inghilterra alla fine degli anni Sessanta. Il film Quadrophenia (1979), basato sull’album omonimo degli The Who (1979) celebrò non senza una valenza nostalgica il movimento mod.
a cura di Valerio Ghironi
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Mirko Inglese
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